I nuovi veneziani di A cura di Caterina Falomo

Raccogliere vissuti è opera di collage, di inserimento di visioni tra loro discernibili ma non autoescludentesi.
Un’opera dunque ardita, quella di Caterina Falomo, il cui gesto di collezione diventa anche esso narrativo: I Nuovi Veneziani sono gli abitanti di Venezia, ciascuno narratore di un pezzo di vita, di un riflesso di laguna, di una superficie levigata, di un profumo di proustiana strategia. Ciascuno narra e celebra la Venezia dal punto di vista di un’anima endogena. Ne risulta un quadro di suggestione esistenziale molto più vibrante di ogni apologia culturale o storica.


Ciò che gli autori raccontano, non è una città, che diviene invisibile, in fondo, come nella lezione calviniana, ogni volta che la si vuole conoscere per la sua mappatura turistica.
Essi, piuttosto, narrano di una Venezia che somiglia ad Atlantide, la terra utopica a cui si approda solo tramite un ritorno nostalgico.
Descriverla diventa qui un ricordarla. E la letteratura cede un passo alla memoria, facendosi da parte, se occorre, per non correre il rischio di diventare un genere apologetico, che difficilmente potrebbe interessare il lettore.
Queste pagine, invece, risultano gradevoli se le si legge in successione non spaziale ma temporale. Quella temporalità spirituale, che rende l’eternità un momento abbracciante la totalità del sentire. Racconti diversi, visioni e sogni, suggestioni, riflessioni tra di loro non incompatibili, tutti legati da un fatto, anzi un atto: restituire a Venezia la sua vocazione più propria, quella del suo presente, della sua fruizione quotidiana, della sua immanente ambizione di essere luogo di esperienza, sottraendola al suo destino imposto dai turisti, di essere un città “data in prestito” ai suoi cittadini.
Venezia donna, figlia, madre, prostituta, città con cui non si “deve avere fretta”, riflesso di laguna, scultura di vetro, mille prospettive per una città che ambisce alla sua dimensione, essere “sostanza nell’immateriale” e non semplice immagine.
Perché di simulacro si muore lentamente, di respiro vivente si vive in un eterno presente.

© Valeria Francese

Autore: Valeria Francese

Valeria Francese nasce a Salerno nel 1979, ha conseguito nel 2003 la laurea in Filosofia con una tesi in Estetica sulla Poetica dello sguardo nella letteratura e nelle arti contemporanee. Nella sua città insegna filosofia negli istituti superiori. Partecipa da sempre a numerosi concorsi di narrativa, ha scritto sceneggiature per il teatro, una piccola meravigliosa esperienza cinematrografica. Nelle ultime esperienze artistiche, una collaborazione per una mostra di fotopoesia, dove la luce e il verso hanno trovato la loro, splendida ed epifanica, parola comune. Da allora, la poesia é diventata la sua Casa Madre. Qualche volta ottiene seri riconoscimenti, menzioni e leggere pubblicazioni, altre volte, come capita a tutti quelli che amano scrivere, un robusto silenzio, quanto mai evocativo di altro talento come quello della pazienza, dell'attesa e della costruzione invisibile. Correttrice di bozze e in procinto di terminare un master in editing e scrittura creativa, sta svolgendo il biennio di tirocinio per diventare giornalista pubblicista. Insomma se nella vita le fosse concesso, sarebbe Scrittura Solo.

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