Ci Riposeremo!

CI RIPOSEREMO! di Valeria Francese – Compagnia del Giullare

Ci riposeremo!
Cechov è considerato un maestro del racconto breve.
Ma ieri il teatro ha restituito non un racconto e nemmeno un melodramma. Ha restituito ciò che Andrea Carraro, il regista della formidabile Compagnia del giullare, ha definito “scena quotidiana delle nostre case”. Con una trasparenza salda ed una semplicità robusta.
Quando Sonia ripete per 4 volte, in un finale immobile e cristallizzato dalla semplice volontà di permanere al di là del cambiamento, quando ripete “ci riposeremo” e ficca il suo sguardo tagliato oltre l’occhio di bue, mi è venuto un brivido sulla pelle. Ha poggiato il pennino con il quale siglava fatture, sul mento appena sollevato, il corpo appena lievitato pur nella sua dimensione ridotta, i suoi ricciolini neri stavano fermi senza alito che li sfiorasse.

Lo zia Vania con gli occhi pieni di lacrime le aveva appena sussurrato fra i singhiozzi “Sapessi, piccola, che dolore ho sul petto”.
Mamà, statuaria come una quercia e come essa vecchia, leggeva un libro alla stessa pagina da almeno una vita intera. E non ha mai alzato l’occhialino per mettere a fuoco il dolore dei suoi cari.
La tata era lì per servire il thè di sempre ed una grappa ostinata. Gli altri se se sono andati e con loro tutto il germe della novità.
Nessun cambiamento se non il recidivo terrore di esso.
“Ci riposeremo!”.
Ma come si fa a riposarsi dall’affanno se lo rifiutiamo?
Zio Vania, almeno tu, credici nei cambiamenti. Vivila la tua vita anche se lei non ti ama, anche se sei solo e sei vecchio, credici fortemente in un riposo diverso.
Vivi!!!!

Autore: Valeria Francese

Valeria Francese nasce a Salerno nel 1979, ha conseguito nel 2003 la laurea in Filosofia con una tesi in Estetica sulla Poetica dello sguardo nella letteratura e nelle arti contemporanee. Nella sua città insegna filosofia negli istituti superiori. Partecipa da sempre a numerosi concorsi di narrativa, ha scritto sceneggiature per il teatro, una piccola meravigliosa esperienza cinematrografica. Nelle ultime esperienze artistiche, una collaborazione per una mostra di fotopoesia, dove la luce e il verso hanno trovato la loro, splendida ed epifanica, parola comune. Da allora, la poesia é diventata la sua Casa Madre. Qualche volta ottiene seri riconoscimenti, menzioni e leggere pubblicazioni, altre volte, come capita a tutti quelli che amano scrivere, un robusto silenzio, quanto mai evocativo di altro talento come quello della pazienza, dell'attesa e della costruzione invisibile. Correttrice di bozze e in procinto di terminare un master in editing e scrittura creativa, sta svolgendo il biennio di tirocinio per diventare giornalista pubblicista. Insomma se nella vita le fosse concesso, sarebbe Scrittura Solo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *