Be Happy!

Be Happy!

(In scena una figura sottile di nome Zoe, è accucciata su un tavolo di laboratorio. Sulle sue spalle è adagiata una coperta blu. Fra i capelli ha forcine con fiori)

Zoe: Ed un bel giorno, un giorno che somigliava a tanti altri, mentre fuori c’era il sole e dentro c’era il sorriso di Cara e mentre

io  stessa continuavo a essere felice, di quelle felicità piccole e spontanee che somigliano ai giorni muti dei fiori o delle stelle, un bel giorno io sono morta.

L’ho fatto in silenzio, per non spaventare Cara, che è delicata.

Ho cercato di morire come morirebbe un fiore, sfumando nel colore, come fossi solo scambiata per un lavaggio sbagliato e come morirebbe una stella, smarrendo la luce, come se fosse solo l’inizio di un giorno qualunque.

Così un bel giorno, un giorno che somigliava a tanti altri, mentre fuori c’era il sole e fuori il sorriso, e Cara è tutto il mio sole ed è tutto il mio sorriso, io sono morta, spegnendo la luce dai miei occhi e scambiando il colore dei capelli.

E l’ho fatto senza piangere, perché ho imparato in questi pochi e lunghi anni con Cara, che la lacrima va poi asciugata con cura perché può marchiare a fuoco.

E allora l’ho fatto e basta, con i miei passi piccoli, con la leggerezza della mia anima piccola, così piccola che molti a volte non vedono e così discreta da non reclamare mai nessuna eternità. E ho preso ad andare dritta davanti a me, come fanno i veri coraggiosi, quelli che imparano a vivere solo quando muoiono.

Ma le cose non andavano più. Perché mentre fuori c’era sempre il sole, che insistente torna anche se muori, di Cara, invece, non c’era più il sorriso.

Mi misi ferma, come se dormissi, pregando e sperando che la morte non mi portasse via le cose di sempre, chiedevo almeno una testa perché sulla testa sta tutta la carezza di Cara, chiedevo le mie zampe per camminarle accanto, il fiato, dov’era finito il mio fiato? Volevo solo respirare, fatemi respirare, devo fare soffi come bolle d’aria sul viso di Cara.

E il mio nome è Zoe, che in greco vuol dire Vita, questo lo rivolevo a tutti i costi, perche anche se muoio, vorrei che Cara, Caralei per me, ancora mi possa chiamare in un modo che somigli alla vita. Il mio nome, per favore!

E così mentre Zoe muore, arriva Caralei nella stanza del veterinario.

Allora cerco di tornare come ero. Sospendo i miei occhi, quanto sono caldi e pesanti, li lascio un pò aperti, quanta fatica

con l’ assenza di gravità, cerco di immergere la pupilla nella luce, perche non sembri solo la cava vuota di un pesce senz’aria.

Non so se va bene cosi, mi sforzo di sembrare viva, o almeno non morta e non brutta.

E forse ci riesco perche Caralei, lei che mi è Cara da quando mi ha portato nella sua casa, tutto sommato ancora mi chiama e mi accarezza e poi mi bacia, anche se sono fredda come tutte le morti.

Non si può mica deludere chi chiama ancora Vita la morte?

Ci vuole un bel coraggio a cercare la vita pure nella morte.

Ma fatto sta che sul viso di Cara, c’erano tutte le lacrime che vanno asciugate con cura perché possono marchiare a fuoco, ma io, questa la verità, non avevo più mani e non avevo più occhi e non avevo più labbra e non avevo più voce per asciugare lacrime e fuoco dal suo viso.

Ma quel nome, quello ce l’ho ancora perché lei continua a chiamarmi.

Ma allora morire non è partire, mi chiedo se non sia proprio un restare qui, o un aspettare qualcuno che torni.

Allora morire non è sparire, è solo una questione di disordine, di cose scomposte, di piani sovvertiti.

C’è da mettere al suo posto il dolore di Cara, ritrovare le sue cose, i giorni, persino i motivi, e la vita ancora dentro la vita, pure ora che si muore.

(Lo sguardo di Zoe si rivolge pietoso ad una donna che entra in scena velocemente e indaffarata, ben vestita con un impermeabile lungo, i tacchi, la borsa. Tra le braccia ha un manichino di gomma. Buio.)

II Atto

(In scena Zoe è lasciata in penombra. Luce sulla sedia su cui è seduta Caralei. Vestita con il suo impermeabile, trattiene a stento la rabbia. La borsa ai suoi piedi, che calpesta con il tacco, come uno sfregio. Parla con tono sostenuto e arrabbiato. Imbavaglia il manichino di gomma sulle sue gambe.)

Sono qui, a nome di noialtri, per la solita storia dell’anima.

Come ben sai, ho un cane, che un bel giorno, è morto.

Un giorno che somigliava a tanti altri, mentre fuori c’era il sole e dentro c’era il suo sorriso e mentre lei stessa continuava a essere felice, di quelle felicità piccole e spontanee che somigliano ai giorni muti dei fiori o delle stelle, un bel giorno lei è morta.

E’morta, capisci?

Tu mi dirai, e allora? Che storia è questa? Tutto muore nella vita, è la vita che muore.

Le morti sono come i venti, provengono improvvise, da tutte le direzioni, più o meno discretamente, con più o meno danni.

Ne vuoi fare una tragedia, tu? E che mi dici dei tumori o delle guerre?

E ci risiamo a fare classifiche, tutti pronti a stabilire la top ten dei dolori? Quando muore un genitore, ne facciamo la legge di vita, se muore un figlio poi, attiviamo la procedura di assistenza psicologica perchè questo non è secondo natura.

Muore il divo e ne fanno un mito. Muore persino una stella, ci fanno una canzone. Poi muore il giovane, muore il neonato. Ci dispiace! E se muore un feto, per protesta fanno le battaglie. Mi dispiace, va bene? Mi dispiace per tutti voi!

Ma il mio cane è morto e questo è diventato un fatto speciale e tutto strano, perche sono ore che sento dirmi che in fondo era solo un animale.

La verità è che anche il dolore ha il suo mercato e senza condivisione o accettazione sociale, si resta solo uno psicopatico borderliner che si guarda con lo stesso sospetto di un terrorista islamico, pronto a far saltare in aria tutte le certezze e le gratificazioni di questa società garantista, pure quando di tratta di morte e aldilà.

Bene, mi presento, sono un terrorista islamico che detesta le gerarchie occidentali, a cui proprio ieri e’ morto il cane.

Pare che il mio cane, perche e’ solo un cane sia escluso dalla salvezza eterna. (Ride amaramente)

Parliamone un attimo io e Te, altrimenti stasera moriremo tutti, per prima lui, l’ostaggio! Poi attaccherò il cuore della city umana, con le sue rassicuranti e ipocrite bugie.

Beh, come la mettiamo, ora che ho in ostaggio questa gente?

  • sequestri di persone fanno sempre effetto, vero?

Mi spiace ma stasera non si torna a casa. Nessuno torna a casa, se non risolviamo la questione!

La verità è che nessuno mai direbbe che in fondo, era solo un figlio, un genitore, che in fondo, per quanto male faccia, è morta solo una stella.

Ma chi lo ha distribuito il diritto al rispetto della propria morte? Lo hai deciso, per caso, Tu?

Bene, io sono qui perché il mio cane è morto e non me ne frega nulla del fatto che questa cosa possa non interessarti, possa essere meno importante di qualunque altra faccenda del pianeta.

E so bene anche che è un fatto privato e che i preti si imbarazzano quando si tocca l’argomento, perché il loro impero ha solo eredi umani, e ci mancherebbe, come potrebbe perdurare se fosse in mano ad una razza onesta?

E so pure che certe cose sono considerate inclinazioni naturali e non hanno grande risonanza, per cui nessuno ne farebbe un romanzo, una sinfonia o un pezzo da teatro.

Ma sei un pazzo? La porti a teatro la morte di Zoe, ma chi se ne frega?! La gente paga il biglietto perche non ci vuole pensare mica, a quando morira il suo di cane?! Per fortuna che non siamo a teatro, non rispetterei le regole. Fatto sta che questa storia parla di animali reietti.

Pure le favole di Esopo non si portano piu. Gli animali si sono estinti tutti con l’ultima glaciazione, quella dell’arroganza umana. E se a Natale ti manca il pezzo dell’asinello e del bue, che importa, sono solo animali! Si corre al rimpiazzo con il piu bel pastore in porcellana di Capodimonte! Che importa, poi, se guasta la proporzione dell’ intero presepio, se gli manca tutto il fiato per scaldare il corpo del bambinello? Al massimo, il pastore di fine porcellana ha portato in dono un i-phone di nuova generazione da dare al nascituro come augurio di una connessione sempre piu potente, che lo fa restare in contatto con tutto il mondo, con tutti e per sempre!

Ti anticipo subito, prima che lo dirai tu, so bene che l’anima non è un mezzo di propagazione dell’eternità e che non si concede su richiesta. Il problema è che a causa di questa storia, la tua credibilità, potente signore dell’Universo, rischia di collassare tra l’impiegato della fede e il nichilista della croce.

Lo so, lo so che non l’avevi prevista questa storia fra noi amanti. Perciò sono qui, per questo ho preso in ostaggio questo povero cristo che ora morirà se non mi ascolti (schiaffi sul manichino di gomma. Risate. Buio)

(Luce)

Hai composto la Scrittura che chiamano Sacra, non c’è che dire, è un gran bel manuale di istruzioni per l’uso di questa vita.

Roba che neppure l’Ikea saprebbe comporre, un allestimento mostruoso, il tuo regno, assemblaggi sicuri, ingranaggi e costruzioni appaganti. Sei il più grande problem solving di tutti i tempi, non c’è spiegazione, piu o meno convincente che sia, che non ci venga servita su un bel vassoio di leccornie teologiche.

A prova di scettico, cioè a prova di me.

Ma tutto questo, dici la verità, non l’avevi mai risolto.

Per queste vite leggere, non hai previsto il più folle, temerario e romantico innamoramento con l’uomo?! Possibile che non ci pensi alle cose piu semplici?

Il mio cane si chiama Zoe, è morta ed io sono disperata, perché lei era una cosa semplice.

L’uomo di oggi ha molte cose per cui essere in lutto.

Non c’ è lavoro, è occupato solo nel pagare tasse ad una banda di manigoldi corrotti. I nostri corpi sono crivellati da quantità di cancrene innumerevoli, abbiamo carcasse assalite dai corvi.

  • barconi a largo delle coste ci consegnano disgraziati che vengono a morire qui come balene arenate. Noi li guardiamo in televisione sgranocchiando pop corn.

Le nostri madri rosicchiano a morsi i loro figli e poi li gettano nei pozzi. Ammazziamo per un parcheggio, ci accoltelliamo per una precedenza, così nessuno arriverà per prima. Intanto fingiamo che questo sia davvero il migliore dei mondi possibili.

Personalmente ho interrotto la dieta e ripreso ad accumulare quantità di frustrazioni. Marco mi ha lasciato perché dice che non vuole che io sia l’ennesimo caso di femminicidio. E’ stato generoso, devo dire. Mio padre è morto per un tumore e prima ancora che lo seppellissi, il quartiere mi chiede se voglio firmare una petizione contro la Terra dei Fuochi.

Ma i fuochi siamo noi, pire di incandescenti dispiaceri sempre alimentati da nuovi dolori. E il dolore si ricicla, non c’è verso di interromperne la riproduzione.

Ma c’ è un solo lutto da cui non posso risalire ed è la morte di

Zoe.

Perché c’è solo un nano che sa diventare un gigante sulle spalle dell’uomo, è questo è un cane.

Perché la morte del tuo cane è una cosa piccola e crudele che ti strappa ogni più buona intenzione di ripresa, perché è come il virus che si replica ogni giorno, infettandoti ogni organo vitale. Silenziosamente e in ogni assenza, la morte del mio cane è la fine di ogni risorsa possibile.

C’è questo vuoto che non si colma neppure con i surrogati e tu a quanto pare non hai previsto nessuna soluzione;

perche è solo un animale, certo, ma intanto perché io non ho più un giorno normale? E allora capiscimi se ucciderò questo uomo, se ho sequestrato ogni ragionevolezza, è cosi facile bestemmiare, dopo un lutto cosi, senza nessuna spiegazione e senza nessun rimedio, e senza quella figura di chiarimento a pagina tot del tuo manuale stile Ikea, senza la solita leggenda dei pezzi a,b,c,d, tutti numerati da 1 bis a cinque bis, tutti questi maledetti pezzi che mi servono per assemblare uno straccio di ponte di legno!

E va bene se non è legno ma solo un laccato legno, se le venature sono quelle striature artificiali di una pittura chimica, che importa ma sia sempre un ponte, sul quale io o lei, possiamo passare e raggiungerci di nuovo, io o lei, dammi le istruzioni, o ti rimando indietro anche la mia vita, come un pezzo uscito male, difettoso, insopportabile!

Ikea, lo sai, come risolverebbe l’insoddisfazione del cliente, con cappuccino e cornetto ad un euro, ma solo se hai la carta fedeltà.

Fedeltà! Ma sai cosa è? Quella cosa che un cane ha verso l’ uomo più di quanto io, uomo, ne abbia verso te.

Ricordatelo, questo, quando mi reputi una specie eletta, che merita l’eternità in mezzo agli stupratori, pedofili e assassini!

Il  mio cane, dunque, è morto. Una cosa che a noialtri succede spesso. Parlarne imbarazza, in fondo è solo un cane.

Ma ne va della tua credibilità, Dio, e della vita di questo uomo che ho imbavagliato, quindi ascoltami bene, perche qui c’è da mettere in ordine le cose, se non vuoi ritrovarti con i morti sulla coscienza.

Insieme alle fate, tu li hai fatti le creature più belle.

Vite leggere, le loro, cucite sopra i passi degli uomini, cosi discrete da non pestarne neppure l’ombra, da chiedere permesso anche alla polvere, così semplici da non reclamare mai per sé l’eternità.

Per somiglianza con le cose più belle che hai fatto, anche lui ha quattro zampe, come le quattro lettere del nome Uomo, come le quattro code di una stella, come i quattro punti cardinali del mondo, le quattro braccia della croce, e i quattro luoghi dell’Amen. Amen.

Eppure noi siamo creature bastarde. Ci siamo spinti oltre, a cercare l’ anima di noi umani nei fantasmi e a bordo dei dischi volanti e così abbiamo creato i cyborg e le creature elettroniche, abbiamo preso a delineare malinconici tratti alieni, facendo dei nostri disegni schizzi di onnipotenza. Amen.

E infine, ci siamo messi a distribuire forme di intelligenza come un prodotto a basso costo di una ipocrita e insulsa offerta umanitaria. Amen.

Pretendiamo che su Marte ci sia cuore, oltre che acqua, cloniamo gli enti solo per moltiplicare gli anni e le illusioni, li dichiariamo vivi tutti, i modificati geneticamente, e per non sentirci troppo al buio neppure nell’atto del concepimento, ci prendiamo cura del piccolo embrione che eravamo, quando ancora non eravamo. Amen.

E così, abbiamo manomesso pure il capitolo sulla creazione, tanto per andare incontro a Darwin, e davanti al fuoco dei nostri pannelli solari, ci siamo ritrovati a raccontarci l’appassionante favola della particella di Dio. Amen.

Siamo stanchi. E siamo malati. Ma non cediamo alla voglia del compromesso fra l’eternità e la ragionevolezza, fra la tua misura e la nostra.

E allora con la stessa presunzione, mi metto qui davanti a Te, e non piango, perché sono d’accordo con Te, che si debba piangere per le stragi di bambini nel mondo, ma non posso vergognarmi di questo dolore, è mio e mi appartiene, mi sta truccando atrocemente e mi veste ogni giorno con taglie scomode. Cosa ti costa se ti chiedo l’anima per lei, per il mio lei, per le quattro orme del tuo amen?

Cosa ti costa ammettere che se davvero l’eternità spetta solo a noi umani, le cose sono due: o l’eternità è solo una grande punizione, oppure noi umani siamo stati creati con troppa poca virtù per meritarla. O tu vorrai vendicarti, oppure tu hai sbagliato.

E se tutto non finisce, se davvero anche se non torna, in fondo ci si ritrova, e se è vero che Dio, tu non sbagli mai, io a te chiedo solo, ma davvero quegli occhi di un bene infinito, glieli hai dati per caso?

Amen.

(Respiro. Buio.)

  • Atto

(Zoe e Caralei sono entrambe in scena. Zoe ancora avvolta con la sua coperta blu, è dietro le spalle di Caralei. Il manichino e ’ stato impiccato in un angolo della scena. )

Zoe: Non posso credere che questo dolore ti abbia reso gia cosi vecchia. Ti hanno investito secoli da quando ieri me ne sono andata. Ti ho lasciata tenera e ti ritrovo una terrorista.

Lasciala andare questa gente, non centra nulla con noi e con la nostra casa.

Le storie piccole non dovrebbero mai avere conseguenze per tutti. Sei proprio come loroaltri, creature bellissime eppure incapaci, per qualche strano motivo, di essere felici.

Forse vi manca l’arte della semplificazione, complessi così come siete, poco inclini all’adattamento, non gestite l’ansia, idealisti nei bisogni e materiali nei sogni, all’insegna della contraddizione senza soluzione e nel disordine del vostro più confuso habitat, in assenza della ricerca di una qualunque priorità, vi lacerate e infine morite.

Eppure per me resti sempre bellissima, Caralei.

Voglio accarezzarti i capelli, come facevi tu con me.

Rilassati. Rivediamo le cose daccapo.

(Zoe si mette alle spalle di Caralei e comincia lentamente e sistemare i suoi capelli raccogliendoli nelle forcine con i fiori che toglie una per una dalla sua testa. Comincia l’interazione e il passaggio di vita dall’ una all’altra.)

Zoe: Il punto e’ qui tornare a casa. Non fare della salvezza delle anime una questione della religione o della politica.

La salvezza non centra nulla con le guerre e mai con quelle sante. Siete abituati a chiedere raccomandazioni per tutto, voi umani. Perche non riuscite a rassegnarvi all’idea che ci siano i limiti e che i limiti stessi diano la pace.

Non so che sia l’anima. Ma non credo sia un pass per accedere ai locali migliori. Non penso che sia qualcosa da strappare al migliore acquirente.

Io     non so se esista un Paradiso per noi animali.

Ma so che esiste un inferno per voi uomini, ed è qui sulla terra, e si chiama incapacità di essere felici.

Quanto agli alieni e ai cyborg, creature simpatiche, molto simili a voi, io non me ne intendo, ma pure con tutta l’intelligenza attribuita loro, quello che mancherà sempre fra gli uomini e le nuove creature, è una relazione di amicizia e lealtà.

Caralei: E così ti ho cremata. Te ne sarai accorta. Spero non ti sia dispiaciuto. Mi è sembrato il modo migliore per preservarti dalla bruttezza della sepoltura. L’idea della terra fredda e dei vermi che ti deturpavano il viso mi era ripugnante.

Il       forno in pochi attimi è brillato in un falò estivo, hai visto che luce?

Sembrava la festa purificatrice di fine stagione.

Un ultimo abbraccio, ciaonontilascio, un sempreconme.

Hai sentito come ti chiamavo? Ero certa che saresti tornata bella, avvolta nella tua coperta blu, l’avresti portato come il manto di una regina.

All’inizio mi sono accucciata vicino a te, dentro il fuoco, provando a respirare sul tuo capo per farti aria. Ma il fuoco ha preso a bruciare anche me e cosi sono scappata via. Tu invece che sei più coraggiosa, sei rimasta. Io non lo so dire perche ti amo cosi tanto. Non so perché mi manchi con questa violenza.

Ma sono certa che tutto questo abbia a che fare con la fedeltà e con la dignità di ogni creatura. Rosicchiamo i nostri sogni fino a ucciderli, siamo diventati orrendi con i nostri tradimenti e le nostre follie.

Credo di star combattendo una guerra per il ripristino della nostra umanità . Ecco, questo dolore che si sta cuocendo nel forno crematorio, dovrebbe poter servire a qualcosa. A farmi essere qualcosa di migliore.

Non solo un essere umano.

Zoe: No, non sono solo un cane, è vero. Sono la tua capacità di tornare. Ma ultimamente, sai, hai smesso di tornare a casa. Perché?

Stressata e sempre avvinghiata alle cose, pesante sulla terra, pensante nella mente e mai lieve. Se fossi leggera come la sabbia che brilla tra le dita, fine e che sa volare, saresti come me ora. Non avresti impiccato laggiù la tua serenità, il controllo delle cose, il giusto senso della misura.

Caralei : Dopo molte ore la cremazione, un impiegato mi ha consegnato con molta indifferenza una busta di plastica, con dentro il barattolo delle tue ceneri.

“Signora non agiti con violenza”. Gli ho sparato acidità da uno sguardo feroce.

Il      falò aveva purificato il corpo del mio cane da ogni traccia di passaggio naturale e umano.

Ora Zoe, sei la polvere finissima che scivola dalla clessidra, leggera tra le dita, sabbia che brilla e che sa volare.

Ti porto a casa con la strana sensazione che quel ritorno faccia bene ad entrambe. E mentre eravamo quasi dentro casa che l’ ho vista, la scritta dico, era stampata sul sacchetto di plastica che avvolgeva il barattolo.

Una scritta blu come la tua ultima coperta.

Avevi scritto testamento!

Zoe : Quando mi hai riportato a casa, tu non lo sai ma per me è stato uno dei ritorni più felici. La sera era tiepida, quieta e serena. Le luci famigliari del giardino avevano il colore della domenica, il colore del riposo. Ero fra le tue braccia di nuovo e questa per me era la felicità. La strana sensazione era che quel ritorno facesse bene a entrambe.

Che importa se non ero piu in grado di camminare, di giocare, di mangiare, ma che importa se non riesco a guardare il sole, se non avrò negli occhi gli oggetti di sempre?

Le cose tornano se si somigliano, e questo non centra davvero nulla con i lutti degli uomini e con le loro pretese assurde di manipolare il creato.

Si può vivere come l’invisibile, come il solco vuoto e come i rovesci delle cose, a ridosso di te, nei luoghi di te. Si può vivere con la priorità data agli invisibili, alle cose dolci e assenti che profumano di casa. E’ vero, la vostra umanità è diventata orribile. Per purificarvi, dovreste passare attraverso forni crematori.

Non so come finirà la vostra storia ma io conosco le cose piccole e posso dire come finirà la nostra. Voglio che tu sia felice, lo voglio da sempre, come una di quelle cose che si desiderano fin da piccoli, senza ragione e senza motivazione. Una di quelle attitudini naturali per le quali si è portati.

Caralei: “Be happy. Questo momento è la tua vita.”

La scritta sulla busta, diceva proprio cosi! Sembrava lo slogan di una nuova bibita gassata. Ma non compariva alcun nome.

Non c’ era dubbio sul mittente di quella frase. Lo aveva scritto lei sulla sua sabbia, come la più bella delle dichiarazioni d’amore. Giro e rigiro fra le mani quel testamento inaspettato, saliva dalla plastica del sacchetto una sonorità di vetro che somigliava ai campanelli delle fate e mi parve subito Natale. Questo momento è la tua vita, e mi parve subito che fosse primavera, quando le cose rinascono, e poi mi parve estate, quando la luce è sempre accesa anche di notte.

Zoe: La felicità di noi animali è tutta qui, nei momenti in cui sono le nostre vite. Tutte le stagioni per noi sono ora e adesso.

Anche se ci torturate, ci calpestate, ci vendete, ci squarciate per i vostri esperimenti, anche se ci mangiate, noi siamo capaci di essere felici. Questa è la vostra legge: infliggere pene a chi riesce ad essere più felice di voi, senza di voi.

Cara lei : Quante sevizie compiute sugli animali, quanta umana indifferenza verso le vostre piccole vite, non siete pietre, sentite tutto, soffrite tutto, morite per davvero anche voi. Quanta crudelta nel ritenervi oggetti del nostro piacere e della nostra furia. Ma del resto, cosa pretendete, siamo violenti con noi stessi, esserlo con voi diventa un gioco da ragazzi. Eppure siete rimasti solo voi a indicarci una via di vita migliore, il ritorno a casa.

Zoe : E’ vero non abbiamo il pass per nessun Paradiso, ma del resto, non lo abbiamo neppure per il vostro rispetto. Condividiamo lo stesso pianeta, ma non abbiamo la stessa anima.

Non chiederla per noialtri, Caralei, non la vogliamo l’anima sporca e brutta degli uomini incapaci di amare gli animali.

Caralei: In fondo, che te ne faresti di un’anima così infestata da incubi? Comincereste ad essere anche voi ansiosi e frenetici, assassini dei figli. E invece, no, voi siete buoni.

Zoe: I nostri occhi sono buoni. Anche se non abbiamo l’intelligenza dei cyborg e non abbiamo l’originalità degli alieni.

Non ci avete creato voi e per questo per noi è un vanto.

Ma vi amiamo comunque.

Ma il punto è che dovete perdonarvi. Siete solo stanchi e malati di onnipotenza.

Quanto a te, tu che per me sei Caralei, non morire ora che sei ancora viva. Non ammazzare le tue bellezze. Be Happy, sii felice anche per me.

Caralei: Dicono che quando muore un cane, è perché ha salvato una vita che si stava perdendo, che non sarebbe tornata a casa.

Zoe: Te lo dico qui, fra i capelli, nei fiori. Perché noi aspettiamo sempre i ritorni. E tu avevi smesso di tornare. Noi sappiamo che la vita non è di là dalla casa. Ed io voglio che torni a casa con me.

Caralei: Dovrei imparare a tornare a casa, dopo i lutti, le guerre e gli omicidi. Devo imparare a ritornare sempre, anche dopo le sconfitte. E va bene, gente, lasciamo perdere la storia dei complotti internazionali. In fondo questa storia è piccola ed è solo mia. Tornatevene a casa. Andatevene dalle vostre famiglie.

Quanto a lui , non vedete, è solo un manichino. Non sarei capace di uccidere nessuno se non me stessa.

Zoe: Perché la nostra vita è semplice e sappiamo quali sono le nostre priorità.

Caralei: Dovrei riordinare le priorità, mettere in ordine la casa. Zoe: Perché la coscienza non è un fatto di scienza.

Cara lei : Perché l’eternità non centra nulla con la coscienza.

Zoe: Perché gli animali sono le proiezioni di quello che sarebbe l’uomo, se ancora credesse nei ritorni.

Cara lei: Perché gli uomini hanno dimenticato quanto sia bello vivere per un ritorno.

Zoe: Perché l’anima ce l’hanno tutti quelli che hanno relazioni autentiche.

Cara lei: Perché io ti ho dato la mia.

Zoe: Perché io, con la tua, io ci sarò per sempre. Be Happy.

(Caralei si alza dalla sedia, risoluta, con la testa piena di forcine con fiori)

Caralei: E allora ti avevo promesso che avrei smesso di piangere, perche ho imparato in questi pochi e lunghi anni con te, che le lacrime, se non asciugate, possono marchiare a fuoco.

Oggi ho una nuova acconciatura di capelli. Mi sento bella.

Potrei andare avanti, portarti con me, portare me innazitutto, in quei luoghi strani dove si ritrovano le cose smarrite e che la gente chiama anima. Se l’anima non è un pass, allora è un luogo dove restare e dove avvengono i ritorni. Quanto al resto dell’umanità, ovunque ci sarà un cane, si saprà come tornare a casa.

(Caralei toglie il suo impermeabile e lo fa indossare a Zoe, Caralei a sua volta indossa come uno scialle la coperta blu di Zoe. Lenti movimenti e sacri. Lo scambio di intenti è terminato. Zoe ora avrà anche lei l’anima che altro non è che la vita di Caralei che ora le appartiene.)

Zoe: Ora le cose tornano al loro posto. Ora puoi essere felice. Caralei: Guarda come ti sta bene, indossi gentilmente una veste arrabbiata. Non ci sono aggiustamenti da fare. Anche noi abbiamo le nostre grazie, ma ci siamo sformati. Obesi per indigestione di sofferenze. Ma si tratta di essere meno complicati e meno arrabbiati. In fondo siamo belli anche noi e a dircelo non sono le cattedrali e non sono gli imperatori. Sono le cose piccole, quelle tenere, quelle semplici, quelle che un bel giorno prendono ad amarti, senza che ci sia alcuna ragione per farlo. E passa l’odio per quello che di noi non capiamo e che non amiamo.

Zoe: Ed è proprio vero che certi nani diventano giganti sulle spalle degli uomini.

(Zoe ora indossa l’ elegante soprabito e sfuma nel buio. Caralei, rimasta sola in scena prende la borsa da terra, le chiavi della macchina, si sistema il trucco con uno specchietto.)

Caralei: Ed un bel giorno, un giorno che somigliava a tanti altri, mentre fuori c’era il sole e dentro c’era il sorriso di Cara, e mentre io stessa continuavo a essere felice, di quelle felicità piccole e spontanee che somigliano ai giorni muti dei fiori o delle stelle, un bel giorno io sono nata.

(Buio)

Autore: Valeria Francese

Valeria Francese nasce a Salerno nel 1979, ha conseguito nel 2003 la laurea in Filosofia con una tesi in Estetica sulla Poetica dello sguardo nella letteratura e nelle arti contemporanee. Nella sua città insegna filosofia negli istituti superiori. Partecipa da sempre a numerosi concorsi di narrativa, ha scritto sceneggiature per il teatro, una piccola meravigliosa esperienza cinematrografica. Nelle ultime esperienze artistiche, una collaborazione per una mostra di fotopoesia, dove la luce e il verso hanno trovato la loro, splendida ed epifanica, parola comune. Da allora, la poesia é diventata la sua Casa Madre. Qualche volta ottiene seri riconoscimenti, menzioni e leggere pubblicazioni, altre volte, come capita a tutti quelli che amano scrivere, un robusto silenzio, quanto mai evocativo di altro talento come quello della pazienza, dell'attesa e della costruzione invisibile. Correttrice di bozze e in procinto di terminare un master in editing e scrittura creativa, sta svolgendo il biennio di tirocinio per diventare giornalista pubblicista. Insomma se nella vita le fosse concesso, sarebbe Scrittura Solo.

Un commento su “Be Happy!”

  1. Bello, suggestivo, ingenera un senso di profondo dolore in chi legge e porta il lettore a immedesimarsi nel lutto, che nonostante le ipocrisie di chi crede, lutto non è dell’uomo o del bambino, lutto è dell’amore poiché è l’amore che lega due anime, amore che viaggia per sempre nell’infinito. È questo ciò che trasmette, amore, infinito, dolore, vita e morte.

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