Trasloco

Foto di Valeria Francese

È successo nella stanza
dei bambini che tu non hai voluto
più far parte della storia ?

Immagino che loro abbiano sentito
dalla regione al loro fianco
spiato con l’occhio dell’orso
Tutto il vento che ha sfuriato il vuoto

e di quanto vuoto bianco resti un letto
sgovernato
Hai mitragliato il tempo
dei giochi.

Ammissione

Lei era una perfetta
conosciuta dell’ombra
le sue macchie erano fiori
spontanei di un campo di caduti
Camminava ammessa
Ad una pena superiore
La sua stanchezza non disse mai
la seppe solo
un pensiero bianco e non profondo.
Smise di avere un nome ed una strada
la vide marciare come un soldato ignoto
ad ogni genere di riposo.
Era Inconsumata.
Aveva la trasparenza dei pori
che tacciono.

Erano profughi i suoi occhi.

Le bambine volano così

Foto di Valeria Francese

Ma quando saremo troppo in alto
esposti al vento e alle sue lusinghe
con cui ci perdona
gli atti mancanti, i capelli volati

quanto saremo forti
per sopportare
la penuria di terra,
il brivido degli uccelli nel vedersi
liberati
e il planare con le nuvole in pensiero
per il ritardo
di chi non arriva a destinazione?

E noi che credevamo ad un gioco
che gli diremo al destino
una volta capito
che stiamo cadendo?

(Al parco, nei pressi di casa di mia sorella, le bambine volano così)

Quota


Intenderemo gli alberi
come gli unici a saper rendere
all’altezza il suo tributo e senza vertigine
o sorta alcuna di competizione
con gli uccelli, i tetti e le nuvole
Ma tutti, più intimi e congiunti
insieme eletti di questo cielo che non teme
punti di sutura né folla di cristi senza croce
Sapranno solo dire a che quota giunge
il magnifico desiderio delle mani, delle ali.

Quei Due

 

 

Foto di Francesco Comello

 

Amore ricordi il vecchio
pendolo della casa
la sua instabile missione
di farci eterni
al suo concerto
e noi vestiti di polvere
io con un cappello tu nel fumo
di vecchie colonne sonore
I nostri discorsi alle spalle
del tempo
ora le smesse narrazioni
di gente addolorata, emigrata
da un secolo a questo
Dovremo dirglielo
che abbiamo cambiato casa?
Ti guardo come si guarda un perduto
atterrato sul mio petto
le tue labbra schiuse, gli occhi obliqui
a prendere passaggi dal vento
E noi due, tutti estinti
a traslocare buio,
a luce spenta
a neve caduta

Fuori Stagione

Foto di Fabio De Michele

 

Ti appoggio
ogni vano giorno di questa epoca
con le misure assolute del dolore
per quella volta che dimenticammo
di allacciare le perdite

E siamo rimasti a prendere polvere
da ogni angolo di mondo
Ma io ti appoggio
dentro la solitudine che ci siamo scelti
per parlare il muto linguaggio
degli appesi al cielo

Ti amerò sempre con la certezza
che non avrai più corpo
ma l’anima che spira e radiosa
invecchia
insieme a me
e alla cosa più ombra che conosci
come l’ora di noi passa
È neve

Ti proteggo da ogni specchio che non sa
che anche con la misera stoffa
e i capelli fuori stagione
deve rimandarti qui
da me.

Mosche di Grazia

 

Ma Preghiamo chi
quando le cose tornano
e più stanche
e tu
con la tua vecchia anima
torturata, io
dentro la mia continua
moda degli specchi
cerco reazioni
all’infinito

Ma Siamo ancora
molto tristi
per la volta del congedo,
per le errate sequenze del destino
e tanto più ariamo
più zolla incomprensione
e spinano gli infedeli,
fluttuiamo con la leggiadra insolenza
delle mosche in cerca di grazia
e restiamo che quasi finisce il giorno
a sghembare con l’intenzione di amarci

Ma Perdiamo pure
il posto sotto il cielo
dobbiamo terminare la farsa
e non servirà chiamarci né aspettare
il turno delle nuvole o delle ali

Noi Evaporiamo come tanti
enti
di questo azzurro abisso
Nero.