Maestro di Grazia

Questo è il fiore che amo.
Quello che io chiamo indebitamente spora.
Il suo nome è soffione, tarassaco, oppure dente di leone.
Per me è una spora: perché è un respiro oltre i pori, perché spira, perché è una parte piccola e umile di un tutto che ha perso il suo colore, giallo, ha perso sole.
Quando diventa così, con queste piume evanescenti, non è più primavera. O forse, per una spora, è sempre una prima era.
Perché non importa quanto sia fragile, e voli via, non importa quanto non farà mai parte di un bouchet: lui o lei, la spora, è un senziente animale di grazia. Perché se ci soffi, come fosse la candelina di un compleanno oppure il fiato che fa bruciare meno una ferita, accade una magia.
La spora vola. Si staccano piccoli paracaduti aerei, con calma e senza strappo, e prendono a planare insieme spinti da un bianco incanto.
Mentre lo fanno tu esprimi un desiderio e loro se lo issano sulle ali. Dove lo portino non si sa. Ma diventa anch’esso tutto bianco ed eterno.
La spora è un fiore inguardabile: presto sparisce alla vista, ma commuove la sua forza di sapersi reinventare. Di nascere in mezzo alla gramigna, sul ciglio di una strada qualsiasi, in mezzo al bel niente di una passeggiata o di una fuga.
Di attrarre con la sua corona di evanescenze, labili aghi di aria. Di saper suscitare un sogno, di richiamare una lezione: non importa che struttura tu abbia, e se sei dritto, stabile e forte. Che importa se sei sbiancato in una specie di trasparenza estinta. E quante volte non ti abbiano scelto.
Sei resistente alla percezione del bello.
E io ti adoro perché se anche per una volta nella tua vita, qualcuno ha soffiato sul tuo capo per realizzare il suo sogno, tu hai avuto una vita perfetta.
Tu sei stato un maestro.
Ovunque vadano i tuoi capelli nel vento, tu sei un mostro di Grazia

Autore: Valeria Francese

Valeria Francese nasce a Salerno nel 1979, ha conseguito nel 2003 la laurea in Filosofia con una tesi in Estetica sulla Poetica dello sguardo nella letteratura e nelle arti contemporanee. Nella sua città insegna filosofia negli istituti superiori. Partecipa da sempre a numerosi concorsi di narrativa, ha scritto sceneggiature per il teatro, una piccola meravigliosa esperienza cinematrografica. Nelle ultime esperienze artistiche, una collaborazione per una mostra di fotopoesia, dove la luce e il verso hanno trovato la loro, splendida ed epifanica, parola comune. Da allora, la poesia é diventata la sua Casa Madre. Qualche volta ottiene seri riconoscimenti, menzioni e leggere pubblicazioni, altre volte, come capita a tutti quelli che amano scrivere, un robusto silenzio, quanto mai evocativo di altro talento come quello della pazienza, dell'attesa e della costruzione invisibile. Correttrice di bozze e in procinto di terminare un master in editing e scrittura creativa, sta svolgendo il biennio di tirocinio per diventare giornalista pubblicista. Insomma se nella vita le fosse concesso, sarebbe Scrittura Solo.

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