Santiago – Storie quotidiane dall’isola di Cuba

Santiago-Storie quotidiane dall’isola di Cuba

L'editoria indipendente ci piace. Piace il fatto che la parola pensata abbia il diritto di essere anche scritta, al netto degli autori conosciuti, delle case editrici affermate o di quelle neofite. I self published hanno una loro ragione di essere che non sgomita, non si affanna, non si incattivisce dietro logiche di mercato. È questione di sguardo puro, come quello che l'autore, Francesco Curcio, getta su una geografia del cuore: puntella su Cuba, la sua penna, con una disarmante spontaneità di chi non vuole raccontare una storia che sappia di molto altro, se non del sé tracciato su una cartografia a dimensione di narrazione. Luoghi, eventi, persone, colori e temperature: descrivere Santiago, seconda città dell'isola, ha un chiaro monito proustiano. Le cose emergono in un altorilievo alfabetico, come in un abbecedario fantastico, perché vissute dall'animo dell'autore che descrive una Cuba fuori dall'ordinario. Cosa trovare in questa specie di mappamondo locale, un bestiario, per dirla alla Cortazar, popolato da personaggi umili, pittoreschi, tragici di miseria gentile, ventilatori, panini e spezie, bambini poveri e felici , adulti cotti dalle temperature severe dell'isola? Ci si trova semplicemente la storia di un popolo che si è sottratto con la rivoluzione a un sistema di potere dualistico, e per il quale, pertanto, la ricerca dell'identità diviene un fatto estremamente collettivo: per fare la storia, i cubani se la devono prima raccontare mille volte, come in una nenia serale, con un canto alla luna immersa nell'afa. Curcio ha una penna gentile, non invadente, sorvola con grazie sulle contraddizioni di un paese che affronta la sua vocazione isolana con la coscienza, tavolta, di un figliol prodigo che mai tornera dal padre Capitalismo.  È un autore generoso che ci offre una narrazione amplia, mutiversa, rapida nell'affresco e per nulla ridondante. Uno stile fresco e quotidiano che ricorda tanto le correnti  dell'oceano: peregrino e sentimentale nel viaggio tra Polla -la sua casa natia- e Santiago - la citta del suo bestiario geografico, intimo e inclusivo.
Nota del recensore: Chi ama Cuba troverà in questo libro tutte le ragioni del suo amore.

 

Due vite di Emanuele Trevi

di Emanuele Trevi, Premio Strega 2021

Chi sono Rocco Carbone e Pia Pieri?  Due spettri. Di quelli buoni, però, che non fanno del male a nessuno, se è vero che la malinconia non sia poi un dispetto all’accettazione serena del fluire della vita nella morte. Sono due amici, tra di loro, con l’autore, e alla fine un pochino nostri. “Non c’è trama” scriverebbe qualcuno, nel senso che le biografie sono fedeli ancoraggi alla vita. Ma non è questo il punto, il punto è che il libro di Trevi, incredibilmente, può non piacere. Al netto di una scrittura deliziosa, controllata e finisssima, Due vite è un libro che richiede una lettura empatica, ben oltre la classica collaborazione lettore-autore, di echiana memoria. Il punto di vista, è un focus interno irraggiante: schiarisce un nugolo di tempo lungo e dissacrante, e riporta in vita Due vite, non solo per quello che sono, ma anche per quello che non saranno più. La riveste, la storia, una malinconia sottesa dell’autore, tenuta a bada da un lucido conservatorismo, che è la vera trama del libro. Ecco la bellezza di Due vite: lo sguardo di Emanuele sui due spettri, affettuoso, paterno e materno insieme, burlesco e tragico, riconoscente e arrabbiato per chi ha osato morire, magari presto, magari in un modo strano, magari semplicemente perché cio che è opportuno, come morire, non lo decide mai chi ci ama. Non è opportuno andarsene, e nemmeno ricordare lo è. Ecco, Due vite non è un epitaffio letterario, se lo si leggesse cosi, annoierebbe. È l’invasione, piuttosto, di una prospettiva interna, autonoma e carica di umanità, quella dell’autore che nel parlare di loro parla di sé. Ecco, in questo senso rimodulerei il titolo, non due ma Tre vite. Rocco, Pia ed Emanuele.