La sposa di Antonio

Mi sono fermato per ascoltare la voce di mio fratello che chiama mamma. Non vi daresti un’età, è come un suono che non si può declinare.

Forse può ricordare un piccolo uccello nato da pochi giorni.

Antonio è appena nato sì, ma da 25 anni, e vive nel nido diventato troppo piccolo per il suo corpo lievitato. Eppure ci sta dentro con l’ostinazione di un inquilino tenace, ancora avvolto di placenta, che nel tempo si è fatta densa.

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Performativo

La notte è dei fantasmi e delle creature di solo buio. E’ il regno di pensieri orfani in contesa con l’alba, atomi di cuore senza nucleo, locandine in disuso.

Sveglio, gli occhi spalancati nel perimetro di una preghiera, nel silenzio di una città che non conosco, immobile sul letto, questo letto che precipita nel soffitto, sento il peso di un corpo depresso, sì che è depresso. Solo, cerco di parare i colpi di tutti i voli che non riesco ad intercettare. Solo.

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Il Geco di Iuta

Che sia giorno o notte, c’è sempre del miele nei suoi occhi.

E’ venuta ad aprirmi cosi, con quello sguardo e con quella stessa vestaglia morbida.

Si cola in un’unica tinta biondo tabacco, con i suoi capelli ed il tessuto dalle linee lievi.

-Perché non mi hai mai più chiamata? Perché non sei più tornato? Perché te ne sei andato? Perché mi hai lasciata?-

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La vera storia di orfeo ed euridice

Ed invece restiamo fino a notte inoltrata.

“Per favore, andiamocene, mi annoio.”

Invece restiamo. A bere aranciata e vodka vicino al muretto dove si gioca a carte. Nel cielo estivo gravitano echi concentrici come bolle acustiche schioccate in aria. Le pelli emanano odori carichi di creme innaffiate, i volti di vetro nei bicchieri alzati per un brindisi, che qualche voce doppia fa nascere all’improvviso.

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Buongiorno Stellina

Scendi lenta lungo le pareti di una cannuccia umida. Fisso lo sguardo sulla tua rugiadosa silhouette ma è un gioco spurio con una materia ineffabile: la tua goccia trasparente mi opacizza lo sguardo. Il tuo odore si vernicia in quest’atmosfera d’alcool e purghe; lentamente ti stendi accanto a me su questo lettino bianco.

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Settembre

“Cerca di capire, le cose non vanno più tra di noi.”

Stasera sono a telefono e Mia mi sta lasciando, mi sta dicendo addio.

Sono afferrato dalla sua voce affilata e tutta la nostra storia, a quanto sembra, si chiude adesso, dentro una stringa di codici elettrici via etere.

Certe vite, la mia almeno, somiglia a dei movimenti impacciati, fra piccole ed improponibili intenzioni incerte.

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L’amore a te dovuto

Qualcuno dice che la monogamia sia il delitto degli incontri.

Perché al mondo ne esistono mille ed oltre, di persone che potremmo amare. Il problema è che queste persone, noi non le incontreremo mai. Oppure, se anche ci mettessimo a cercarle, non avremmo il tempo per conoscerle tutte. Ma capita o capiterà, proprio quando abbiamo smesso di crederci, che uno di questi incontri, involontariamente attraente, ci si scarichi addosso con la rapidità violenta di un acquazzone estivo. Inebriante. E non sono necessarie le asciugature di phon, si resta volentieri a sgocciolarsi all’aria aperta, mentre la pelle resta umida ed ancora profumata di sorpresa.

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Pista Plebea

Il custode, incapsulato nella porziuncola del suo abitacolo, all’ingresso del portone, ti guarda fisso col viso incerato e due lenti spesse e laccate. Sei tornata a casa tardi, troppo tardi e così fingi di guardare l’orologio, con una specie di sbalordimento che s’inarca lungo le sopracciglia, come fa chi non s’è accorto dell’ora.

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Aspettando lei

I treni come astri imbionditi da questo tramonto alla stazione.
“Signore, sa l’ora?”
E’ tardi, ragazzina. Ciondola nei suoi pantaloni dagli elastici dispersi, con certe fughe negli occhi, come di partenze tentacolari e improvvise.
“Non ci voleva. Trentacinque minuti di ritardo. Troppo.” Replica intanto un uomo in paltò bruno alle mie spalle.

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