Una donna di parola che scrive di una Donna della Parola

Presentazione del libro di Antonella Fimiani a Bologna il 2 Novembre- Libreria delle Donne

Antonella Fimiani ed Etty Hillesum  si conoscono in una stagione di rinascenza femminile, quando solo una donna di parola puó comprendere una donna  della parola.

Accade cosi, nei rapporti simpatetici del mondo, ci si annusa tra odori di reminiscenza originaria, si accarezzano i reciproci giardini segreti, quelli dalle nicchie inconfessate e le storie innaffiate tra lacrime e rugiada. Donne e parole che stringono sodalizi, come solo la pancia accogliente che é generatrice di eventi, sa compiere in una eccedenza di eternitá della specie :  figli e storie, abusati ed abortiti, rilanciati come nel gioco dei dadi, sono i prodotti di una generazione femminile destinata a perpetuarsi nel gioco dialettico delle testimonianze, quelle dei padri, degli orchi e degli orrori.

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Prefazione al libro Ghigo e Gli Altri di Carlo Santulli

Affabulatoria, intensa, densa di forme e linee intrecciate, essa si caratterizza per la sua lucida e salda resa visiva degli oggetti e delle vicende, tratto che rievoca per suggestione la straordinaria sintassi narrativa dell’Ecole du Regard; similmente aperta e multiversa, la poetica di Carlo Santulli, svincolata dall’aggancio ad una trama univoca, si apre al senso ed al flusso ininterrotto della vita reale,  tanto da farsi tiranna nel catturare l’attenzione del lettore e generosa nel contempo nel restituirgli un retrogusto soffuso di evocazioni palpabili, al limite del carnale. E se anche le definizioni manualistiche lasciano il tempo che trovano, i racconti del libro possono essere colorati da un accento realistico, ma solo se per realista non intendiamo dire mimetico, referenziale, atto di corrispondenza univoca fra le parole e le cose: il realismo di Carlo Santulli è qualcosa di profondamente diverso dalla fiera selvaggia del significante catturata nella gabbia del significato.

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La stanza viola di Arianna Pellegrini

 Stanza viola, è il titolo di uno spazio oppure lo spazio di un titolo; un luogo per dirsi e per raccontarsi, per vedersi crescere, per osservarsi mentre si ama ed amarsi, o almeno provare a farlo, mentre ci si osserva.
Una stanza è un quadrilatero di vissuti, ed è viola, come il colore che danno i vissuti, quando si tingono di emotività; come panni colati nella tinta, ne escono ancora sgocciolanti ed umidi di parole, di tutta una comunicazione livida che nasce da un urto, quello con la vita.

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L’Ultima Notte di Emiliano Grisostolo

Ed è l’ultima notte, quella che vive Robert Houdson, nella sua cella di prigione. Solo otto ore lo separano dalla pena di morte alla quale è stato condannato, colpevole di omicidio.
E’ una scrittura leggera ed aperta, quella di Emiliano Grisostolo insofferente ai rimandi della parola ed allora accelera, perché nulla si perda nei ritardi delle ipotesi. Così, ne L’ultima notte, non ci sono schieramenti fra innocentisti e colpevolisti: Robert è un uomo che ha ucciso e per questo deve pagare con la propria vita.

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L’artiglio di Enrico Solmi

C’è una notte.
Ed in una notte, di solito,  piove. Deve piovere perché tutto si bagni di una inconsistente presa di realtà.
E’ una di quelle arie blu ed umide,  scena ideale per far arrivare i mostri con gli artigli, ad aprire il romanzo breve di Enrico Solmi, che già nel titolo porta la promessa di un graffio.
Il graffio è inferto all’anima di ognuno dei personaggi di questo racconto, ciascuno portatore di una ferita, che al lettore è dato solo di intuire, forse di immaginare sulla propria pelle come rapide scottature, attraverso la tecnica rapida del flashback.

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Carne Fresca di Stella Duffy (Traduttore Mioni A.)

E’ un romanzo stridente, questo di Stella Duffy, giovane autrice anglosassone che sta spopolando con le vicende della detective lesbica, Saz Martin. Attrazione e repulsione sono i poli dialettici di una storia difficile da raccontare, dove i legami insolubili vengono forzati e violati dal più terribile degli atti, la vendita di neonati. C’è carne, come indica il titolo, carne ovunque. E se ne sente l’odore, si graffiano le sue venature, ci si imbratta del suo colore vermiglio.

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Il carro di Dioniso di Mirco Marchesi

 Il concetto delimita, sostiene una porzione di realtà, la viviseziona per poi restituirla ad un’unità. Il concetto nomina e rinomina i nomi perché la semantica non sia mai colta impreparata. La filosofia fa gomitolo su se stessa, esplora i confini del significato, supera e ritorna, da secoli, spesso autoreferenziale, critica di se stessa e dell’altrui sistema. Si dice che il concetto filosofico non comporti ulteriore direzione di senso, autonomo e spesso solipsista, invitato a cena da una signora Ragione che taglia le gambe al gustoso gesto dell’improvvisazione.

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La mia ragazza quasi perfetta di Luca Rota

Un Tratanti, questo il cognome del protagonista, Luca, un’identificazione qualunquista che ha il sapore dell’incompiutezza. Un nomen che però non rispecchia l’uomo, forse soltanto il timore che ognuno di noi ha di non essere nulla di speciale, nessuno da ricordare, uno tra tanti, appunto.
In realtà la generalizzazione è solo nelle sillabe, perché lo specifico del punto di vista del protagonista è quello proprio di non essere per nulla identico a quello degli altri.

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I nuovi veneziani di A cura di Caterina Falomo

Raccogliere vissuti è opera di collage, di inserimento di visioni tra loro discernibili ma non autoescludentesi.
Un’opera dunque ardita, quella di Caterina Falomo, il cui gesto di collezione diventa anche esso narrativo: I Nuovi Veneziani sono gli abitanti di Venezia, ciascuno narratore di un pezzo di vita, di un riflesso di laguna, di una superficie levigata, di un profumo di proustiana strategia. Ciascuno narra e celebra la Venezia dal punto di vista di un’anima endogena. Ne risulta un quadro di suggestione esistenziale molto più vibrante di ogni apologia culturale o storica.

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Pittori piuttosto pittoreschi di Massimo Zanicchi

 Ci sono molti modi per parlare d’arte ma per lo più si tratta di testi per gli addetti ai lavori, esteti, curatori di mostre, artisti, storici dell’arte.
Non è affatto vero che l’arte sia universale, a volte ci allontana se non ne decodifichiamo lo statuto linguistico, ci chiama amatoriali se non ci rivolgiamo ad essa come farebbe un manuale specializzato.
Eppure Massimo Zanicchi ha individuato una via narrativa profondamente originale ed appassionante per parlare di arte ad un non artista, per parlare di un artista alla non arte.

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