Frozen ovvero l’arte di essere padri

“E’ nel nome del figlio, figlio nostro, che il padre si fa nei cieli e nella terra, che in ogni oggi dà il suo amore quotidiano, che rimette a lui ogni suo pensiero, e che lo libera da ogni male, pure se il male si chiama mamma.
E’ nel nome dei figli sottratti, ripiegati come un ventaglio da riporre nella borsa, che il padre non fa la volontà abominevole di una donna dalla chioma frustrata.
E’ nel nome del figlio che si pagano i debiti ma non con questi si comprano e vendono i figli.
E’ nel nome dei figli che le preghiere vanno reinventate, perché non è affatto vero che le madri hanno sempre ragione.
Forse é stata la notte di resurrezione, o Dio che si e vestito da Frozen, ma è accaduto che il giorno dopo ci siamo risvegliati nella neve”

 

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Realizzato il PayForWrite di Dina Elefante “Volevo essere Colibrí”

“Se tu restassi lí fermo,

proteggerei le tue coordinate”

E’online il primo  racconto PayForWrite di Dina Elefante, una scrittura planante e vibrante come un colibrì sul suo giardino di  adolescente.

Volevo essere Colibrí

Prefazione al libro Ghigo e Gli Altri di Carlo Santulli

Affabulatoria, intensa, densa di forme e linee intrecciate, essa si caratterizza per la sua lucida e salda resa visiva degli oggetti e delle vicende, tratto che rievoca per suggestione la straordinaria sintassi narrativa dell’Ecole du Regard; similmente aperta e multiversa, la poetica di Carlo Santulli, svincolata dall’aggancio ad una trama univoca, si apre al senso ed al flusso ininterrotto della vita reale,  tanto da farsi tiranna nel catturare l’attenzione del lettore e generosa nel contempo nel restituirgli un retrogusto soffuso di evocazioni palpabili, al limite del carnale. E se anche le definizioni manualistiche lasciano il tempo che trovano, i racconti del libro possono essere colorati da un accento realistico, ma solo se per realista non intendiamo dire mimetico, referenziale, atto di corrispondenza univoca fra le parole e le cose: il realismo di Carlo Santulli è qualcosa di profondamente diverso dalla fiera selvaggia del significante catturata nella gabbia del significato.

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La stanza viola di Arianna Pellegrini

 Stanza viola, è il titolo di uno spazio oppure lo spazio di un titolo; un luogo per dirsi e per raccontarsi, per vedersi crescere, per osservarsi mentre si ama ed amarsi, o almeno provare a farlo, mentre ci si osserva.
Una stanza è un quadrilatero di vissuti, ed è viola, come il colore che danno i vissuti, quando si tingono di emotività; come panni colati nella tinta, ne escono ancora sgocciolanti ed umidi di parole, di tutta una comunicazione livida che nasce da un urto, quello con la vita.

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Borís Pasternàk (1890-1960) a cura di Valeria Francese

Boris Leonidovic Pasternak fu poeta e narratore russo. Nacque a Mosca il 10 febbraio 1890 in una famiglia di origine ebrea, in un clima culturale assai vivace. Si appassionò dapprima agli studi di musica e di filologia, poi intraprese la laurea in Filosofia, inserendosi nel circolo neokantiano della Scuola di Marburgo.
La  sua produzione poetica si innestò ben presto sull’impianto filosofico. Risale al 1914 la prima raccolta di poesie dal titolo “il Gemello delle nuvole” sintomo della ricerca del puro verso,

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Finchè amore non ci separi

E la sagoma di donna si fece lutto

Storie di accumulo compulsivo. E’ la mia preferita, in onda ogni venerdì sera, ore 21.00, su Real Time.

Case come discariche!  I luoghi dell’ammasso indecente. Si colleziona di tutto, si raduna l’immondizia, si conservano i rifiuti. Non si ha il coraggio di cestinare nulla, per paura di perdere pure se stessi. Accumulare è come garantirsi l’esistenza:  se c’è tutto, in fondo, ci sono anche io. Non saper selezionare è come non saper scegliere, si vuole tutto per non avere il dubbio di aver fatto la scelta sbagliata.

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L’artiglio di Enrico Solmi

C’è una notte.
Ed in una notte, di solito,  piove. Deve piovere perché tutto si bagni di una inconsistente presa di realtà.
E’ una di quelle arie blu ed umide,  scena ideale per far arrivare i mostri con gli artigli, ad aprire il romanzo breve di Enrico Solmi, che già nel titolo porta la promessa di un graffio.
Il graffio è inferto all’anima di ognuno dei personaggi di questo racconto, ciascuno portatore di una ferita, che al lettore è dato solo di intuire, forse di immaginare sulla propria pelle come rapide scottature, attraverso la tecnica rapida del flashback.

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Lo scorpione di Massimo Zaina

Certi viaggi si consumano nelle attese alle stazioni, nelle soste agli imbarchi oppure in autostrada, in autogrill sbiaditi. Oppure accelerano come salti di pellicole, nella tumultuosa voracità delle escursioni e delle gite, si rimpiccioliscono nel valore estemporaneo di un souvenier, scambiano per esotico un semplice passaggio di consegne, quello dal noto al meno noto. In realtà molte esperienze di viaggio hanno ben poco da raccontare perché il tutto si riduce ad una cartolina.

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Viandanti di Angelo Nalgeo Nese

I viandanti sono figure mitiche, sono coloro che compiono percorsi esistenziali unici eppure uguali per tutti.
Angelo Nalgeo Nese dà loro la voce, la possibilità di raccontare certi viaggi da cui non si fa mai ritorno. Capita, leggendo le pagine di queste storie di cuori gitani, di uomini e donne che camminano per le strade del mondo, di appropriarci dei loro destini e dei loro pensieri e forse comprendere il valore che ha il movimento, lo spostamento del corpo oltre i

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